Skip to Content

economia

Chiudi o tieni aperte le frontiere? La globalizzazione: opportunita' e problemi

Ogni tanto mi trovo a parlare di globalizzazione con un mio amico che vede il processo in atto come un problema che sta dando un colpo terribile all'occupazione in Italia. 

Alcuni suoi amici ingegneri lavorano per societa' di elettronica. Negli ultimi anni, alcuni di loro sono stati mandati a far training a loro colleghi in Cina. Ora le societa' per le quali lavorano spostano le attivita' dall'Italia all'Asia, perche' un ingegnere li costa molto meno.

Ovvio che quando vedi cose del genere inizi a pensare che forse la globalizzazione e' stata gestita male e che la risposta a quello che sta accadendo sia di alzare dazi doganali per limitare il vantaggio competitivo che hanno le nazioni in via di sviluppo nei confronti di quelle avanzate.

C'e' chi parte e chi arriva

Qualcuno mi puo' spiegare perche' la maggior parte dei giovani con i quali parlo vorrebbe andare via dall'Italia, mentre si stima che a fine sanatoria saranno 700,000 le richieste di regolarizzazione di badanti e colf?

Cosa spinge i giovani a voler lasciare l'Italia e centinaia di migliaia di persone a volerci venire?

San Francisco e la crisi II

Sono a San Francisco per qualche giorno. Questa volta la crisi si sente. Ne parlano tutti come di un fatto acquisito, un periodo nel quale viviamo. Chi ha il lavoro non cambia, chi non lo ha si inventa cose nuove, lavora per i no profit, ritorna a studiare, nessuno si lamenta pero' ...

Alcune delle persone che conosco stanno per lasciare San Francisco, o pensano di farlo; che senso ha stare qui se non c'e' l'opportunita' di guadagnare almeno quanto serve per vivere in una citta' abbastanza cara. Altri invece ci ritornano perche' comunque ci sono 2 ottime universita' e se ci sara' qualcosa di nuovo e' probabile che sara' sviluppata qui.

Forse siamo arrivati al punto piu' basso della crisi, al momento nel quale si e' piu' pessimisti e invece la ripresa e' dietro l'angolo. Oppure questa volta la ripresa sara' un non ripresa, un periodo lungo di non crescita, aspettando un qualcosa che tiri su l'economia e generi posti di lavoro. Alcuni pensano alle energie rinnovabili ... chissa' ...

Da vedere

Questo video e' la talk del nuovo Segretario per l'Energia americano al MIT.

Alcuni commenti:
- il signore e' fisico vincitore del premio Nobel
- sentendolo ci si rende conto che (ovviamente) il signore capisce molto bene quello che dice
- il segretario per l'Energia, non ha un equivalente italiano, correggetemi se sbaglio, ma e' come se noi avessimo un ministro dell'industria che capisce effettivamente quello di cui parla
- il signore parla del futuro dell'Energia mettendolo in un contesto storico e scientifico; in pratica, sentendolo parlare si imparano cose nuove, una cosa che non mi e' mai successa sentendo un politico/ministro italiano
- i problemi dei quali parla ci riguardano da vicino, si parla di cambiamenti climatici, indipendenza energetica, costo dell'Energia del futuro e di come risolvere gli enormi problemi che dovremo affrontare a breve

PS: mi sembra uno di quei film di fantascienza ...

Sensazioni a SF

Una delle cose che mi ha colpito di San Francisco e' stato il traffico. Tanto traffico sul Bay Bridge, sull'autostrada per Palo Alto, insomma dovunque durante le ore di punta. Pensavo che con la crisi il traffico sarebbe diminuito, invece no, la gente continua a spostarsi in macchina (anche perche' alternative non ce ne sono mancando un sistema di trasporto pubblico decente).

La crisi la senti quando parli con le persone che non hanno lavoro, soprattutto quelle che lavoravano al Financial District. Pero' poi parli con tante persone che stanno pensando o hanno creato nuove start-up, oppure con gente che lavora (ad esempio) in aziende che offrono banda Internet all'ingrosso, e loro ti dicono che anzi gli affari vanno bene.

Una tavola rotonda un po' speciale

In Italia oggi gli unici Role Model sono calciatori e veline; i ragazzi che escono dall'Universita' non sanno veramente a chi ispirarsi come modello.

La fine dei giornali si avvicina

Un anno fa ho sentito dire, ad un amministratore delegato di un grande gruppo media tradizionale italiano, che lui non era preoccupato perche' l'ultimo giornale sarebbe circolato nel 2040, molto dopo la sua pensione etc. etc.

Siccome questa e' la vision, i due maggiori gruppi editoriali italiani hanno acquistato, per centinaia di milioni di euro, due gruppi media tradizionali (carta stampata) all'estero, uno in Spagna e uno in Francia. Forse si saranno detti che siccome siamo esperti a fare ristrutturazioni di sistemi economici in Italia (e questa e' tutta ironia), allora sapremo farla anche in Francia e Spagna. Immagino le feste organizzate dagli azionisti in Francia/Inghilterra e Spagna quando sono riusciti a vendere una bella gatta da pelare.

Se si guarda a quello che sta succedendo negli Stati Uniti, non so se l'Amministratore Delegato sia piu' tanto sicuro della sua visione di un anno fa.

Detto in cifre, prese da questo ottimo blog:
- la circolazione di giornali giornaliera negli USA e' oggi la stessa di 62 anni fa
- siccome 62 anni fa la popolazione era la meta', la circolazione per abitante si e' dimezzata
- la riduzione della circolazione e' iniziata nel 1980 (pre internet) ma sta accelerando in questi ultimi anni

L'unica buona notizia? In America i giornali raccolgono 42 miliardi di dollari di pubblicita', che a questo punto andranno a finire da qualche altra parte in una decina di anni (non tutti ma una buona parte).

Finalmente si sperimentano altri formati

L'evoluzione di Internet come strumento di distribuzione di contenuti, non solo di comunicazione, sta creando grossi problemi ai "media tradizionali" che sono legati a modelli di advertising che andavano bene per il broadcast tradizionale. Quando cioe' i canali televisivi trasmettevano contenuto e si intervallava il contenuto con spot pubblicitari.

Questo modello ha portato, fino ad oggi, i media tradizionali a vedere le nuove tecnologie come delle minacce, e quindi a cercare di contrastare in tutti i modi ad esempio il file sharing.

Ora pero' anche i media tradizionali si fanno furbi e iniziano a sperimentare modelli nei quali il product placement e' all'interno del formato, il che potenzialmente apre la strada alla libera distribuzione dei contenuti. Cioe' si ribalta il concetto attuale che vede il produttore di media interessato a limitare la distribuzione del proprio contenuto su canali autorizzati. Con il product placement all'interno, ci sara' un forte beneficio a lasciare che il contenuto sia distribuito liberamente.

E si arrivera' quindi a modelli di business che meglio si adattano ad Internet.

Con le nuove tecnologie, cosi' come nella vita, non e' possibile nuotare contro corrente nel fiume, ma bisogna lasciarsi trasportare, cercando, quando possibile, di andare un po' a destra o un po' a sinistra ...

I lavoratori indipendenti

Come sarebbe bello trovare anche a Milano un bar con la connessione ad Internet dove poter lavorare e fare anche un po' di vita sociale con persone che lavorano su Internet. Qualche bar a dire il vero c'e', ma alla fine sono soprattutto ritrovi di mamme che hanno accompagnato i figli a scuola e parlano del piu' e del meno (e del parrucchiere), di uomini che prendono rapidamente il caffe' e parlano di calcio o della nuova auto che hanno comprato, etc. etc. :-(

Qualche giorno fa sul mio blog in Inglese scrivevo di un articolo di Bob Cringeley che descrive come stiano cambiando l'istruzione e le universita' in particolare. Il tutto dovuto, come al solito, allo sviluppo esponenziale delle tecnologie.

Ovviamente e' il mondo che cambia, non solo l'istruzione, ma anche il lavoro. Ad esempio in questo articolo dal titolo "Self employed technorati" si parla proprio di come stiano nascendo dei luoghi fisici dedicati all'aggregazione di "lavoratori indipendenti". Queste persone potrebbero lavorare da casa, usando la rete per tenersi in contatto con fornitori, clienti e partners, ma alla fine hanno iniziato a lavorare da bar dotati di connessione ad Internet, tipo Starbucks.

Ora stanno nascendo degli spazi ad hoc, che mettono assieme l'aspetto lavorativo (conoscenza di potenziali partners) con l'aspetto sociale, il tutto in un ambiente molto informale e innovativo.

Credo che fra qualche anno qualche imprenditore italiano decidera' di investire in locali di questo tipo, perche', anche se pochi, iniziano ad esserci un po' di persone che come me lavorano da casa, e su progetti diversi contemporaneamente.

[Update] Paola mi segnala questo articolo dell'Economist. Da leggere :-)

Shopping comparison

Se questo servizio di Amazon funziona, i negozi "fisici" non saranno molto contenti, e saranno costretti anche loro a ristrutturarsi, o migliorare il servizio offerto in qualche modo innovativo.

In pratica funziona cosi': ti trovi in un negozio, ad esempio quello del tuo quartiere, un centro commerciale, oppure anche in un negozio in un'altra citta'. Vedi un articolo che vorresti comprare, mandi un SMS ad Amazon con il codice dell'articolo, e Amazon ti dice quanto ti costa se lo compri tramite loro. Se ti va bene, confermi l'acquisto e il gioco e' fatto.

In questo modo i negozi fisici diventano vetrine per servizi di e-commerce, sostengono il costo del magazzino, e tu invece compri dove e' piu' conveniente.

Se questa cosa prende piede, non fara' altro che accelerare la ristrutturazione della vendita al dettaglio :-)

Ovviamente la direzione e' quella giusta, da vedere se verra' adottata; come al solito si partira' dai giovani.

Video del 1GN Summit

Sono finalmente disponibili le interviste video realizzate durante il 1GN Summit svoltosi a Villa Taverna, residenza dell'Ambasciatore Ronald Spogli. Le interviste, cosi' come i video degli interventi del convegno, sono materiale molto interessante per tutti quelli che si occupano di imprenditoria.

E' passato meno di un anno, e nel nostro tempo libero siamo riusciti a dare il senso che c'e' un altro modo di fare imprenditoria in Italia. Non siamo tutti perfetti ovviamente ... ma un po' "diversi" si :-)

Ora vorrei ancora di piu' concentrarmi su quello che sto "studiando". Quindi dobbiamo trovare una maniera per fare evolvere 1GN da network basato sul volontariato, a qualcosa di un po' piu' strutturato, altrimenti rischiamo di dare l'impressione di essere disorganizzati a tutti quelli che entrano in contatto con noi ... e non e' proprio il messaggio nuovo che vogliamo passare.

Democrazia economica e nuove tecnologie

Oggi ho preso il caffe' con una persona che e' attiva nell'imprenditoria.

Ad un certo punto, siccome avevo la sensazione di non riuscire a passare il messaggio su un certo argomento, gli ho voluto spiegare perche' ho sempre investito e continuo ad investire il mio tempo a cercare di capire qualcosa di tecnologie avanzate.

In Italia sopratutto, ma questo vale (in misura minore) anche nel resto del mondo sviluppato, i piccoli  (e i giovani bravi in particolare) hanno la possibilita' di innovare in settori tecnologicamente avanzati perche' solo loro capiscono bene la tecnologia. In questi casi i giovani non devono chiedere permessi al burocrate di turno, non devono competere con il figlio del ricco o del politico di turno (o del ricco-politico) e non hanno bisogno di enormi capitali per avere successo. Quello che conta in alcuni settori molto avanzati sono le idee e la comprensione prima degli altri di quali nuovi prodotti o servizi sviluppare. In quest'ottica, questi settori sono economicamente democratici, perche' sono al di fuori dei circuiti economici tradizionali, che in Italia sono molto lontani dall'essere democratici.

Al contrario, penso a cosa significhi sviluppare in Italia un business legato al territorio, come ad esempio lo sono alcuni business legati alle fonti energetiche rinnovabili. La quantita' di dazi, permessi, aiuti, prestiti etc. che vanno richiesti a burocrati, i quali burocrati non hanno nessun interesse a far funzionare le cose. Alla fine il tuo tempo lo passi a gestire la burocrazia, e il business vero e proprio passa in secondo piano.

Ora che Internet sta diventando pervasivo, la tentazione della politica e del vecchio che avanza, e' quella di regolamentare tutto, adducendo le piu' svariate ragioni, dalla difesa dei giovani, a quella della privacy, a quella del copyright. Tutte ragioni nobili, ma che mascherano la volonta' di controllare quello che e' nato dal basso ed e' sfuggito di mano ed ora va imbrigliato perche' tutto ritorni come prima ... cosi' che per aprire un business su Internet si debba chiedere il permesso ai burocrati o politici di turno.

Come spiegare il cambiamento

Ieri ero ad una tavola rotonda organizzata dalla Confindustria di Modena dal tema: Correre verso il futuro.

C'erano fra gli altri: Ronald Spogli, Ambasciatore degli Stati Uniti, Mario Polegato, Fondatore di Geox e Stefano Venturi, Amministratore Delegato di Cisco; grazie al Dott. Fini e al Dott. Tangerini per l'organizzazione.

Nel mio piccolo, ho cercato di spiegare che l'evoluzione esponenziale delle tecnologie sta cambiando completamente il mondo, facendo esempi che vanno dalla legge di Moore per i processori alla discesa esponenziale del costo di sequenziamento del genoma; e il cambiamento influenza tutti i settori dell'economia e della societa'.

Oggi seguendo questo link segnalato da Paola, sono arrivato al video piu' in basso, che e' di un anno fa e contiene alcune inesattezze (tipo il successo che non c'e' stato del OLPC); per il resto e' un video illuminante che fa capire quanto sia veloce il cambiamento.

Tutto questo per dire che, negli ultimi 20 anni, alcuni settori vitali dell'economia e della societa' italiana sono stati fermi, mentre la velocita' di cambiamento nel mondo accelera; e questo e' un problema per tutti noi se non ci sbrighiamo a cambiare.

ll tipping point del web 2.0

In queste ultime settimane si sono susseguite voci di segnali di debolezza su Google. Il titolo ha perso molto dal suo picco, e continua a scendere, non solo perche' molti danno l'economia americana in recessione, ma per problemi "strutturali" legati al business model di Google.

I problemi dei quali si parla sono dovuti al principale driver del fatturato di Google, la pubblicita' online, che oltre ad aver fatta ricca Google, ha anche lanciato il Web 2.0. L'idea dei tanti progetti nati in questi ultimi anni sulla scia del successo di Myspace, poi YouTube, e ora FaceBook era ed e' quella di attirare quanti piu' utenti possibile per poi monetizzare con la vendita di pubblicita' tramite Google.

Pare pero' che l'efficacia delle pubblicita' Google sia molto minore di quello che si pensava, perche' pare che una grande fetta dei click sia generata da pochi utenti, che fra l'altro sono anche "piu' poveri" della media degli utenti internet. Non meraviglia allora leggere articoli come questo del WSJ che dice che gli insider stanno vendendo azioni.

Se il trend si conferma, non e' solo il titolo Google a scendere, ma anche tutto il concetto alla base del Web 2.0. Insomma si preparano tempi duri per le start-up "me-too", cioe' quelle che copiano modelli gia' lanciati da altre start-up, modificandoli leggermente e sperando che qualcuno le compri.

Detto questo, lo sviluppo di internet non si ferma; anche se ci sara' una minore quantita' di start-up Web 2.0 create, il bisogno che hanno le aziende tradizionali di utilizzare Internet non diminuisce ma aumenta.

Come cambia il mondo ...

... in soli 3 anni.

Business Week ha aggiornato un articolo scritto 3 anni fa, nel quale si parlava di come il social media avrebbe cambiato il mondo.

Ora quel futuro, che sembrava lontano, e' arrivato e si e' rivelato molto piu' avanti di ogni immaginazione - grazie alla crescita esponenziale delle tecnologie e alla abitudine tutta umana che abbiamo a prevedere il futuro in maniera lineare (quando riusciamo a guardare oltre il nostro naso a "bocce in movimento).

Chissa' se fra qualche anno gli articoli non saranno del tipo: "How Bio-AI will shape your business" ;-)

Condividi contenuti